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Le origini del carnevale

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Radici nel cemento – “Alla rovescia” – videoclip ufficiale*

Le origini del carnevale

Ciao a tutti….

Carnevale 2019 è arrivato, e così anche Giovedì grasso, che quest’anno cade il 28 febbraio (oggi!!!!).

Iniziano le feste, i giochi, i bambini escono il pomeriggio e vagano tra i parchi e le piazze tirando coriandoli e mostrando buffe e divertenti maschere.

Anche i più grandi si dilettano con qualche scherzo reciproco, o semplicemente organizzano passeggiate all’aperto, approfittando del sole e del caldo.

Una domanda comunque sorge spontanea in tutto questo tempo libero…

Per quale motivo si festeggia giovedì grasso, qual è la sua storia, e soprattutto perché è ‘grasso’?

Cominciamo la spiegazione con un’altra domanda…

Sapevate che la parola Carnevale deriva dal latino ‘carnem levare’ e significa ‘eliminare la carne’?

Il motivo per il quale il martedì e il giovedì grasso si chiamano così è quindi da ricercarsi nell’etimologia della parola ‘carnevale’.

Dal latino carnem+levare, ‘carnem’ stava a indicare banalmente la carne, come la intendiamo anche noi, mentre ‘levare’ è traducibile in italiano con ‘eliminare’. Messe insieme le due parole, otteniamo un “eliminare la carne”.

E infatti, il martedì è l’ultimo giorno in cui si può mangiare carne, prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.

Il Carnevale infatti si inserisce nella tradizione cattolica come momento di festa che precede la Quaresima, un periodo di digiuno e di astinenza in attesa della Pasqua dove soprattutto in passato si evitava di mangiare la carne.

I festeggiamenti maggiori avvengono il Giovedì grasso e il Martedì grasso, ossia l’ultimo giovedì e l’ultimo martedì prima dell’inizio della Quaresima.

In particolare il Martedì grasso è il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi, dato che la Quaresima nel rito romano inizia con il Mercoledì delle ceneri.

La storia del giovedì grasso, ultimo giovedì prima dell’inizio della Quaresima, ci riporta a Venezia. Secondo la tradizione in Piazza San Marco si usava festeggiare un’importante vittoria: quella della Serenissima.

Il carnevale è una festa che si celebra nei Paesi di tradizione cristiana e in particolare in quelli di rito cattolico; è una festa mobile. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare, l’elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l’uso del mascheramento.

Il Carnevale è famoso in Italia e nel mondo per la possibilità di mascherarsi per un giorno trasformandosi in un personaggio della tradizione, della storia, della fantasia, tratto dalla letteratura, da un film o da un telefilm ma anche che rappresenti una parodia di ciò che accade nella vita quotidiana.

Ogni città ha le proprie tradizioni per il Carnevale che possono riguardare l’organizzazione di sfilate, carri, feste in maschera, spettacoli musicali o di magia e non solo.

In passato il significato del Carnevale richiamava il ‘mondo alla rovescia* dove almeno per un breve periodo il valore delle gerarchie sociali veniva abbandonato e ci si lasciava andare allo scherzo; il Carnevale, infatti, dal punto di vista storico viene considerato come un periodo di festa e di rinnovamento.

Tenete conto che la storia del festeggiamento del Carnevale in Italia è molto antica, si parla, infatti, del Quattrocento e del Cinquecento come secoli per cui già si hanno delle testimonianze della festa del Carnevale in alcune città italiane. 

Nella sfera laica i festeggiamenti e le tradizioni per il Carnevale richiamano al divertimento e alla possibilità di vivere alcune giornate in allegria con:

  • Sfilate in maschera

  • Feste in maschera

  • Carri allegorici

  • Rappresentazioni teatrali

  • Spettacoli di magia

  • Spettacoli musicali

  • Feste di Carnevale per bambini

  • Coriandoli

  • Stelle filanti

  • Scherzi di Carnevale

Il Carnevale è spasso, divertimento e allegria, ma anche tradizione che ritroviamo nelle tante maschere che riescono a colorare e rallegrare l’atmosfera di questa festa così divertente.

L’Italia, in particolare, ha una grande ricchezza di personaggi regionali di Carnevale nate da diversi contesti: dal teatro dei burattini, dalla Commedia dell’arte, da tradizioni arcaiche, o create come simboli dei festeggiamenti carnevaleschi di varie città.

Le maschere, in generale, hanno il compito di scacciare le forze del male, l’inverno e di aprire la strada per l’arrivo della primavera: per questo motivo sono associate al Carnevale.

Origini delle maschere di Carnevale

Gran parte delle maschere di Carnevale italiane nascono con la Commedia dell’Arte, fenomeno teatrale che si sviluppa in Italia a partire dal 1500.

Una delle rappresentazioni più in voga era la “beffa del servo”, una sorta di rivincita concessa al servo umile che si riscatta nei confronti del suo padrone, allegoria del potente di turno.

Vediamo allora alcune delle maschere più importanti di tutte le regioni italiane per rispolverare un po’ la tradizione e conoscerle più da vicino.

Arlecchino, diventato famoso grazie a Carlo Goldoni ne “Il servitore di due padroni”. Originario di Bergamo bassa, è una delle maschere più antiche; ha un carattere stravagante, è un personaggio scapestrato e non è un gran lavoratore, ma fa ridere tutti con le sue battute. Il vestito di Arlecchino e’ costituito da un abito a toppe colorate e un berretto di feltro bianco. Sul volto porta una mezza maschera nera dai lineamenti demoniaci (la leggenda narra che il nome “Arlecchino” derivi dal demone Alichino citato da Dante nella Divina Commedia) con naso prominente e ispidi baffi. Alla cintura pende una spatola di legno detta “batocio”.

La variante al femminile è la servetta Colombina, maliziosa e vezzosa, civettuola con l’eterno spasimante Arlecchino. E’ conosciuta anche con il nome di Arlecchina, diventera’ poi l’elegante Marionette ne “La vedova scaltra” di Goldoni. Il vestito è semplice, a toppe colorate, in testa porta una cuffia bianca dello stesso colore del suo grembiule.

Pantalone e’ la maschera più conosciuta di Venezia. Impersona il vecchio mercante veneziano – scaltro negli affari, avaro e brontolone –  rappresenta l’anima commerciale della gloriosa città. La maschera e’ formata da una giubba rossa, brache corte con una cintura da cui pende una spada o una borsa piena di monete. Come copricapo ha un berretto di lana alla greca, ciabatte nere o babbucce turche con la punta all’insù. Sulle spalle, indossa un mantello nero foderato di rosso, sul volto e’ prevista la classica maschera nera col naso adunco, sopracciglia accentuate e una curiosa barbetta appuntita.

Altro servo e’ Pierrot, intelligente e sentimentale, volto pallido ed espressione triste, l’eterno innamorato non corrisposto con la lacrima che gli scende sulla guancia. Veste in sete bianca con larghi pantaloni e una lunga casacca guarnita di grossi bottoni neri, ampio colletto, papalina nera sul capo con pon-pon, lo stesso che porta anche sulle scarpette.

Da Venezia ci spostiamo verso sud, a Roma troviamo Rugantino, il fanfarone di quartiere che parla romanesco, è arrogante, da qui il suo nome che viene da “ruganza”, appunto arroganza. Veste da popolano con brache consunte al ginocchio, fascia intorno alla vita, camicia con casacca e fazzoletto al collo.

Scendiamo ancora e arriviamo a Napoli, dove incontriamo il servo Pulcinella. Il suo nome sembra derivi da “pulliciniello” ossia “pulcino” in dialetto napoletano. E’ il servo vivace, che canta e balla tutto il giorno, con una marcata gestualità tipica del sud. Indossa un camice bianco stretto in vita da una cintura, in testa un cappello allungato bianco e sul volto una maschera nera piena di rughe e il naso adunco. 

Brighella, il nome deriva dalla parola “briga”, cioè intrigo: questa maschera infatti è in grado di dirigere gli imbrogli che vengono compiuti in scena. Il personaggio ha origine dalla Bergamo alta. Porta una camicia e pantaloni bianchi. Il suo viso ha una espressione cinica, il naso adunco i baffetti ricurvi.

Gianduja, maschera piemontese con un vestito con giacca marrone, panciotto giallo, cappello a tre punte e parrucca col codino girato all’insù, sulla cui punta spicca un nastrino rosso. E’ un galantuomo allegro, coraggioso, che ama il buon vino e la buona tavola.

Scaramuccia, anche questa è una maschera napoletana, una sorta di  buffone che si diverte a far scherzi. Fa sempre a botte ma le prende anche! Porta pantaloni alla zuava con le calze lunghe, una giacca corta, un mantello, un basco nero in testa ed una maschera nera che gli copre il viso.

Dottor Balanzone è una maschera bolognese e rappresenta un dottore molto saccente e chiacchierone che in realtà è un pò lestofante. Indossa un abito nero e una lunga toga nera con in vita una grossa cintura alla quale porta appeso un fazzoletto bianco.

Meneghino, maschera milanese, simbolo della città che incarna la schiettezza e l’onestà: come tutti i milanesi, almeno così vuole la tradizione, è un gran lavoratore. Il suo costume è costituito da una lunga casacca verde orlata di rosso, un panciotto decorato a fiorami, calze a righe orizzontali bianche e rosse.

Capitan Spaventa, maschera nata in Liguria. Il suo nome intero è Capitan Rodomonte Spaventa di Val d’Inferno ed è uno spadaccino che preferisce ferire con le parole piuttosto che con la spada. Il suo abito è colorato a strisce gialle e arancioni e ha un grosso cappello piumato, ricchi stivali ed un’enorme spada da moschettiere.

Beppe Nappa, è una maschera nata in Calabria, spensierata e felice, che adora cantare e ballare, combinando a volte qualche guaio. Ha un lungo naso, è molto buffo, indossa un abito bianco con maniche lunghissime, un paio di scarpe con sopra delle palline colorate e ha in testa un cappello nero.

Stenterello, è una maschera della Toscana, astuta, ottimista e saggia. Indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri; ha un panciotto puntinato verde pisello, dei pantaloncini scuri e corti; una calza rossa e una a strisce bianco-azzurro e le scarpe nere. Porta in testa un cappello nero a barchetta e una parrucca col codino.

E da voi come si festeggia???

 

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Che cos’è la certificazione di italiano?

Lingua italiana obbligatoria per la cittadinanza nel decreto-salvini

La certificazione di italiano è un documento che “certifica” il livello di conoscenza della lingua italiana ed è ufficialmente riconosciuto a livello internazionale.
La certificazione è diversa dall’ “Attestazione” che viene rilasciata dai Centri Territoriali Permanenti per il Permesso di soggiorno a punti o per il Permesso CEE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno).

A che cosa serve la certificazione di italiano?
Avere un documento ufficiale che indica il livello di conoscenza dell’Italiano aiuta nello studio e nel lavoro, può servire per proseguire la formazione iniziata nel proprio Paese e per trovare un lavoro migliore. Le aziende che decidono di assumere personale straniero, preferiscono le persone che sanno comunicare in Italiano senza troppe difficoltà.

Come si ottiene la certificazione?

Per ottenere la certificazione bisogna superare un esame del livello di italiano che pensi di avere raggiunto.
L’esame di lingua è composto di solito da quattro prove: ascolto, lettura, scrittura e parlato.


Chi rilascia la certificazione di italiano?

La certificazione di italiano come lingua straniera (livelli A1, A2, B1, B2, C1, C2) può essere rilasciata dai quattro enti riconosciuti dal Ministero degli Interni e dell’Istruzione:
– L’Università per Stranieri di Siena rilascia la certificazione CILS
– L’Università per Stranieri di Perugia rilascia la certificazione CELI
– L’Università degli Studi Roma Tre rilascia la certificazione CERT.IT
– La Società Dante Alighieri rilascia la certificazione PLIDA 


Quanto costa fare la certificazione?
Di seguito riportiamo i costi generali della certificazione. Sottolineiamo il fatto che spesso i centri di esame attuano prezzi ridotti per gli studenti che hanno frequentato i loro corsi.

Riportiamo qui di seguito una tabella con i costi indicativi delle diverse certificazioni. Per dettagli e precisazioni si consiglia di consultare i relativi siti.

I costi delle certificazioni

LIVELLI CILS CELI IMMIGRATI CELI STANDARD PLIDA ROMA3
A1 40,00 15,38 100,00 60,00
A2 40,00 30,00 100,00 60,00 40,00
B1 90,00 35,00 100,00 80,00 80,00
B2 105,00 100,00 90,00 140,00
C1 135,00 100,00 130,00
C2 160,00 100,00 130,00 200,00