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L’armistizio dell’8 settembre 1943

 

Settantasei anni fa il generale Badoglio proclamava la resa dell’Italia verso le potenze Alleate. Da quel giorno si aprì una nuova fase di guerra civile combattuta in un Paese spaccato a metà.

 

L’8 settembre del 1943 il Regno d’Italia si arrendeva agli Alleati, ma la Seconda Guerra Mondiale era ancora lontana dalla sua tragica conclusione. Da quel giorno infatti il Paese si spaccò in due: il Regno del Sud, presidiato dalle forze americane ed inglesi e la neonata Repubblica di Salò a Nord, dove però le forze fasciste erano ormai una pedina nelle mani della Germania nazista.

I FATTI

Dopo la caduta del fascismo avvenuta il 25 luglio 1943 e l’arresto di Benito Mussolini, ormai ex-capo assoluto del Governo, l’Italia era ormai un Paese in rovina e già invaso dalle truppe americane che erano sbarcate in Sicilia.

Il nuovo Governo che si era venuto a formare, presieduto dal generale Pietro Badoglio, si trovò dunque a dover fronteggiare una situazione molto complicata: con gli Alleati già in avanzata da Sud e un esercito allo sbando, la resa sembrava l’unica strada percorribile.

Dopo settimane di trattative e di contatti con le forze americane guidate dal generale Eisenhower, il 3 settembre 1943 l’Italia firmò quindi a Cassabile (vicino a Siracusa) l’armistizio che avrebbe dovuto porre fine alla guerra.

Tale armistizio però venne diffuso da Badoglio (il famoso “Proclama Badoglio”) solo l’8 settembre e quindi è in tale data che la resa divenne ufficiale.

LE CONSEGUENZE

Con il trattato dell’8 settembre l’Italia sarebbe dovuta uscire dalla Seconda Guerra Mondiale, ma in realtà proprio da quella data si aprì una seconda fase del conflitto ancora più tragica e dolorosa della precedente.

Subito dopo la proclamazione dell’armistizio, il Re Vittorio Emanuele III fuggì a Brindisi per allontanarsi da Roma e dalle truppe tedesche, lasciando il Paese stordito e senza guida. In pochi infatti si aspettavano una simile resa e persino l’esercito, che in molte zone di guerra era ancora al fianco della Wermacht (le forze armate tedesche), rimase interdetto e senza chiare direttive sul da farsi.

I TEDESCHI ERANO NEMICI O NO?

In questa situazione caotica le truppe naziste non stettero a guardare e in pochi giorni occuparono i centri strategici dell’Italia centrale e settentrionale, trasformando l’Italia in un nuovo fronte bellico.

Pochi giorni dopo il proclama Badoglio poi, il 12 settembre 1943 una squadra di paracadutisti tedeschi liberò Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso.

Mussolini e poté quindi scappare a Nord e fondare la Repubblica Sociale di Salò, un nuovo stato fascista che comprendeva il Nord e Centro Italia. Di fatto però il Duce baldanzoso e autoritario non esisteva più: la Repubblica di Salò era uno stato-fantoccio nelle mani di Hitler e degli occupanti tedeschi.

Dal 1943 iniziò quindi una guerra civile tra due Italie divise: quella fedele al Fascio (e ai tedeschi) e quella decisa a liberare il Paese insieme agli Alleati.

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Il verbo Andare e le sue preposizioni

wow

oltre ad avere una coniugazione irregolare ( e quindi da imparare a memoria 😉 ) questo verbo regge anche diverse preposizioni,

vediamole insieme:

A + IN + DA + AL + Alla +
Città

(Palermo…)

nomi femminili

Classe

gita

chiesa

palestra

camera

spiaggia

chiesa

stazione

prigione

pensione

persone

Da marco

nomi maschili

Mare

bar

ristorante

Museo

teatro

all’evento

Concerto

allo stadio

nomi femminili (che indicano qualcosa di specifico)

alla mostra ( di Guttuso)

alla festa ( di Paolo)

alla recita ( di mia figlia)

alla serata ( organizzata da Mario)

Verbi (studiare, lavorare, fare…) -CIA

farmacia

-TECA

Biblioteca discoteca

da + articoli + professioni :

Dal medico

Dall’ingegnere

Dalla sarta

Dallo psicologo

Casa

scuola

letto

pranzo

cena

-RIA

Libreria erboristeria

pasticceria

panineria

-vocali (m e f)

Edicola, ufficio

PAESI e CONTINENTI:

Italia

Europa

Danimarca

Venezuela

Maschili in -orio -ale

ambulatorio

obitorio

consultorio

laboratorio

ospedale

tribunale

 

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Ferragosto in Italia…e nel mondo

ferragosto

Il giorno 15 agosto cade una tradizionale festività italiana, di origine antichissima, denominata Ferragosto

Il nome della festa di Ferragosto deriva dal latino feriae Augustiriposo di Augusto – in onore di Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, da cui prende il nome il mese di agosto.

Era un periodo di riposo e di festeggiamenti, istituito dall’imperatore stesso nel 18 a.C., che aveva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso che, nella religione romana, era il dio della terra e della fertilità.

In tutto l’Impero si organizzavano feste e corse di cavalli, e gli animali da tiro, esentati dai lavori nei campi, venivano adornati di fiori. Inoltre, era usanza che, in questi giorni, i contadini facessero gli auguri ai proprietari dei terreni, ricevendo in cambio una mancia.

Anticamente, come festa pagana, era celebrata il 1° agosto. Ma i giorni di riposo (e di festa) erano in effetti molti di più: anche tutto il mese, con il giorno 13, in particolare, dedicato alla dea Diana.


Da festa pagana a festa cattolica.

La ricorrenza fu assimilata dalla Chiesa cattolica: intorno al VII secolo, si iniziò a celebrare l’Assunzione di Maria, festività che fu fissata il 15 agosto. Il dogma dell’Assunzione (riconosciuto come tale solo nel 1950) stabilisce che la Vergine Maria sia stata assunta, cioè accolta, in cielo sia con l’anima sia con il corpo.

Il ferragosto nel mondo

Pur essendo una festa tipicamente italiana, ha acquisito ormai una certa valenza internazionale. Si festeggia infatti in diverse località europee ma non è raro celebrare il ferragosto anche in qualche lontano villaggio turistico nel sud est asiatico.

Al giorno d’oggi, sono molte le località balneari sparse nel mondo che celebrano il ferragosto, soprattutto se molto frequentate da Italiani ma, in generale, il ferragosto si festeggia con modalità diverse.

In Europa

In diversi paesi europei il Ferragosto è un giorno di festa riconosciuto dallo stato, come per esempio avviene in Francia o in Spagna, ma le celebrazioni possono variare di stato in stato. Di seguito riportiamo alcune tra le celebrazioni più significative.

In Spagna

La Spagna è un paese dove la tradizione cattolica è molto forte, pertanto il Ferragosto è una festa religiosa molto importante. In generale, in tutto il paese assisterete ai tradizionali fuochi d’artificio e alle processioni, mentre nelle città più grandi e più frequentate dai turisti, potrete assistere anche a vere e proprie sfilate in abiti tradizionali.

Una delle celebrazioni più importanti del giorno di Ferragosto avviene ad Elche, vicino Alicante, dove l’Assunzione in cielo della Vergine Maria viene rappresentata con “I Misteri di Elx”.

Anche a Siviglia il Ferragosto è molto sentito. Il 15 agosto viene organizzata un’importante processione anche per rievocare l’apparizione in sogno della Vergine de los Reyes proprio a Siviglia. Sono in molti ogni anno i turisti, spagnoli e non, che accorrono qui per assistere alla processione.

In Inghilterra

In Inghilterra non si festeggia il Ferragosto, che è di fatto un normale giorno di lavoro. L’ultimo fine settimana di agosto però è considerato festivo o, come dicono in Inghilterra, è una “Bank Holidays”, pertanto non si va al lavoro.

Irlanda

In Irlanda si festeggia il Ferragosto anche se l’Assunzione viene chiamata anche con il nome gaelico “Féile Mhuire ‘sa bhFomhar”. Secondo un’antica tradizione popolare, fare il bagno a mare a Ferragosto, nonostante le temperature non proprio miti, aiuta stare bene tutto l’anno.

In Svizzera

In Svizzera i festeggiamenti del Ferragosto dipendono dal cantone e dalla presenza o meno della comunità italiana.

In Sud America

Se trascorrerete il Ferragosto in Sud America, in alcuni paesi, incontrerete i festeggiamenti per l’Assunzione. I paesi che in genere celebrano il Ferragosto sono il Costa Rica, la Colombia e il Cile, mentre invece non si festeggia in Brasile, in Argentina e in Perù.

Ovviamente anche qui dipende dalla presenza della comunità italiana che difficilmente rinuncia a festeggiare questo giorno.

India

Per quanto riguarda l’India bisogna fare attenzione a non far confusione. Qui infatti si celebra il 15 di agosto, non per via dell’Assunzione, ma perché è il “Giorno dell’indipendenza”.

L’India infatti ottenne ufficialmente l’indipendenza il 15 agosto del 1947.

Canada

In Canada il 15 agosto è un giorno di festa, si celebra, in un certo senso, la Vergine Maria, ma non l’Assunzione o il classico Ferragosto.

In Canada il 15 agosto si Celebra l’Acadian Day, per ricordare l’Acadia, la prima colonia francese. La Vergine Maria invece viene celebrata in quanto è presente nella bandiera della regione dell’Acadia, che la simboleggia con una stella.

Cina

In Cina non si festeggia il Ferragosto ma può succedere che il 15 agosto coincida con la “Festa del doppio sette”, una sorta di “San Valentino Cinese”.

Stati Uniti

Il giorno di ferragosto a New York, come nel resto degli Stati Uniti non si festeggia, anche se non è da escludere che qualche comunità italiana non decida di festeggiare per conto proprio.

Il lato positivo però è che, non essendo un giorno di festa, troverete i negozi aperti.

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Essere o Avere??

studiare

I verbi ausiliari essere e avere in italiano

I verbi ESSERE e AVERE sono detti verbi ausiliari (dal latino auxilium che significa “aiuto”).

Servono, infatti, a costruire i tempi composti (verbo ausiliare + participio passato) di tutti gli altri verbi.

ESSERE e AVERE sono irregolari… vi presentiamo di seguito il paradigma dei tempi semplici! I tempi composti potete divertirvi a comporli pian piano!

Verbo essere

Indicativo

PRESENTE IMPERFETTO PASSATO REMOTO FUTURO SEMPLICE
IO SONO ERO FUI SARÒ
TU SEI ERI FOSTI SARAI
LUI/LEI* È ERA FU SARÀ
NOI SIAMO ERAVAMO FUMMO SAREMO
VOI SIETE ERAVATE FOSTE SARETE
LORO* SONO ERANO FURONO SARANNO

Congiuntivo

PRESENTE IMPERFETTO
IO SIA FOSSI
TU SIA FOSSI
LUI/LEI* SIA FOSSI
NOI SIAMO FOSSIMO
VOI SIATE FOSTE
LORO* SIANO FOSSERO

Condizionale

PRESENTE
IO SAREI
TU SARESTI
LUI/LEI* SAREBBE
NOI SAREMMO
VOI SARESTE
LORO* SAREBBERO

Participio passato del verbo essere

stato

Gerundio presente del verbo essere

essendo

Imperativo presente del verbo essere

TU SII
LUI/LEI* SIA
NOI SIAMO
VOI SIATE
LORO* SIANO

Verbo avere

Indicativo del verbo avere

PRESENTE IMPERFETTO PASSATO REMOTO FUTURO SEMPLICE
IO HO AVEVO EBBI AVRÒ
TU HAI AVEVI AVESTI AVRAI
LUI/LEI* HA AVEVA EBBE AVRÀ
NOI ABBIAMO AVEVAMO AVEMMO AVREMO
VOI AVETE AVEVATE AVESTE AVRETE
LORO* HANNO AVEVANO EBBERO AVRANNO

Congiuntivo

PRESENTE IMPERFETTO
IO ABBIA AVESSI
TU ABBIA AVESSI
LUI/LEI* ABBIA AVESSI
NOI ABBIAMO AVESSIMO
VOI ABBIATE AVESTE
LORO* ABBIANO AVESSERO

Condizionale del verbo avere

PRESENTE
IO AVREI
TU AVRESTI
LUI/LEI* AVREBBE
NOI AVREMMO
VOI AVRESTE
LORO* AVREBBERO

Participio del verbo avere

Presente Passato
Avente Avuto

Gerundio presente del verbo avere

avendo

Imperativo presente del verbo avere

* Al posto dei pronomi Lui/Lei potete trovare Egli/Ella e al posto di Loro potete incontrare Essi.

TU ABBIA
LUI/LEI* ABBIA
NOI ABBIAMO
VOI ABBIATE
LORO* ABBIANO

L’uso dei verbi essere e avere nella lingua italiana

Prima di vedere come si comportano ESSERE e AVERE nei tempi composti…vediamoli come verbi autonomi!

ESSERE si usa:

 

  • Per dire il proprio nome: “Io sono Paolo”
  • Per indicare la professione: “Lui è insegnante”
  • Per esprimere la propria provenienza: “Noi siamo argentini”
  • Prima di un aggettivo, per descrivere qualcosa o qualcuno: “Voi siete alti”
  • Per esprimere sensazioni emotive: “Sono molto felici insieme”
  • Con il significato di “trovarsi”: “Sono a Palermo” = “Mi trovo a Palermo”

AVERE si usa:

 

  • Per dire la propria età: “Ho 27 anni”
  • Nelle descrizioni, prima di un sostantivo: “Ho i capelli biondi” (AVERE + SOSTANTIVO) = “Sono biondo” (ESSERE + AGGETTIVO)
  • Per esprimere sensazioni fisiche: “Ho fame – ho sete!”
  • Con il significato di “possedere”: “Una mia amica ha una bellissima villa sulla spiaggia in Liguria”

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Ora vediamo come si comportano i verbi ESSERE e AVERE quando li utilizziamo come ausiliari, cioè all’interno di un tempo composto!

Essere o Avere?

Uno dei problemi più grandi che i non italofoni incontrano nello studio della lingua italiana è la scelta dell’ausiliare nella formazione dei tempi composti. Si dice “sono andato” o “ho andato”? Cerchiamo di capire insieme quando usare ESSERE, quando usare AVERE…e perché l’uno e non l’altro!

Quando usare il verbo avere:

  • Usiamo sempre AVERE prima di un verbo transitivo, vale a dire prima di un verbo che può essere seguito da un oggetto diretto. Per aiutarvi a capire se un verbo è transitivo o meno, potete provare a vedere se il verbo in questione risponde alla domanda “chi/che cosa?”. In caso affermativo il verbo sarà transitivo e voi potrete essere sicuri di usare l’ausiliare AVERE nei tempi verbali composti.

Facciamo qualche esempio:

  • Ho mangiato un piatto una mela

(mangiare è un verbo transitivo perché può essere seguito da un complemento diretto: ho mangiato che cosa? Una mela)

  • Hai letto l’ultimo libro di Camilleri?

(leggere è un verbo transitivo perché può essere seguito da un complemento diretto: hai letto che cosa? il libro…)

  • i ragazzi hanno salutato le fidanzate

(salutare è un verbo transitivo perché può essere seguito da un complemento diretto: i ragazzi hanno salutato chi? Le fidanzate)

  • Si usa sempre AVERE come ausiliare di sé stesso
  • Ho avuto molto da fare questa settimana
  • Usiamo AVERE prima di alcuni verbi intransitivi, vale a dire prima di un verbo che NON può essere seguito da un oggetto diretto, ma che può essere seguito solamente da un oggetto indiretto, preceduto, cioè, da una preposizione.

I principali verbi intransitivi davanti ai quali dobbiamo usare sempre l’ausiliare AVERE sono: accennare a, approfittare di, badare a, bussare a, camminare, cenare, chiacchierare, contribuire a, funzionare, litigare con, mentire, nuotare, parlare, pattinare, pedalare, reagire a, ridere di, rinunciare a, russare, scherzare, sciare, telefonare, tossire, viaggiare…*
Facciamo qualche esempio:

  • Ho telefonato a Marco
  • Avete camminato tanto per raggiungerci?

Quando usare il verbo essere:

  • Usiamo sempre ESSERE:
  • con i verbi riflessivi

Mi sono alzato alle 6 stamattina

  • con i verbi impersonali

Questa cosa è successa tanti anni fa

  • come ausiliare di sé stesso

Sono stato sempre attento a lezione

  • Hanno quasi sempre ESSERE:

i verbi intransitivi (cerca in alto * per le eccezioni!), i quali spesso sono verbi di movimento (andare, tornare…)

o verbi di cambiamento o mantenimento di uno stato (nascere, crescere, diventare, rimanere, morire)

Qualche esempio:

Ieri non sono andato a scuola. Non mi andava!
Perché sei rimasto a casa da solo ieri sera?
Quando sei arrivato in Italia?

Ci sono dei casi in cui i verbi ausiliari essere e avere possono essere usati entrambi, vediamo più nel dettaglio quali sono:

  • con i verbi atmosferici, che indicano quindi le condizioni del tempo (diluviare, piovere, nevicare, grandinare ecc.) possiamo usare indifferentemente ESSERE o AVERE, anche se le grammatiche più tradizionali consigliano di usare solamente l’ausiliare essere
    • Ieri è piovuto
    • Ieri ha piovuto

 

  • davanti ai  verbi dovere, potere, volere è necessario valutare con attenzione l’infinito che segue il verbo modale:
    • 1) se il verbo all’infinito è un verbo transitivo, essere o avere usiamo il verbo ausiliare AVERE
      • Ho dovuto lavare tutta la macchina dopo la gita, era sporchissima!
      • Ho voluto essere il più chiara possibile
      • Ho potuto avere tutto ciò che desideravo da questa vacanza!
    • 2) se il verbo all’infinito è un verbo intransitivo usiamo il verbo ausiliare ESSERE
      • Non è potuta arrivare in tempo perché è dovuta tornare velocemente a lavoro per un’emergenza
  • in italiano esistono molti verbi che possono essere usati sia transitivamente, cioè seguiti da un complemento diretto, sia intransitivamente se seguiti esclusivamente da un complemento indiretto. In questo caso, useremo il verbo ausiliare ESSERE quando questi sono usati in modo intransitivo e il verbo ausiliare AVERE quando, invece, il verbo è usato in maniera transitiva:
    • Sono corso a casa subito dopo il lavoro / Ho corso per 5 km
    • Ho diminuito le dosi di olio giornaliere / I prezzi delle case sono diminuiti moltissimo

 

  • il verbo finire può essere sia transitivo che intransitivo:
  • se si riferisce a un’azione compiuta da un soggetto ( frase attiva) vuole l’ausiliare Avere:
  • Ho finito di mangiare tardi. ( finito di fare che cosa? DI MANGIARE)
  • il professore ha finito la lezione (finito che cosa? LA LEZIONE) quindi significa finire DI fare qualcosa

 

  • Se indica un’azione passiva o impersonale vuole l’ausiliare Essere: il film è finito tardissimo (è terminato , si è  concluso)

 

 

Speriamo di avervi aiutato!!

Lasciate i vostri commenti!!

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Italiano, che passione!!!

Do you want to learn Italian or improve it???

Great…you are in the right place!

I am Italian and I am an italian teacher for foreigners since 2012.

I love my work and that is why I prefer to say that I am a linguistic and cultural ambassador and not just a teacher.

I have lots of experience with young people as well as with adults of all levels (from the basic to the superior level (initial, intermediate, advanced and superior: C2).

Classes are generally OTO (one to one) and focus on the conversation and the needs of each students.

I usually teach both online and in presence…

See you soon!

Quereis aprender italiano???

Soy italiana y soy profesora de italiano para extranjeros desde hace 6 años.

Amo mi trabajo y por eso prefiero decir que soy un embajadora lingüística y cultural y no simplemente que soy una maestra.

Tengo mucha experiencia con jóvenes y adultos de todos los niveles, desde el básico hasta el superior.

Las lecciones son privadas y se enfocan en la conversación y las necesidades de los estudiantes.

Por lo general, mis clases son en línea y en presencia…

Hasta pronto!

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Buon martedì grasso e bye bye carnevale 2019

Buongiorno,

oggi salutiamo il carnevale con questa breve spiegazione sul martedì grasso, perchè è GRASSO???

 

Il Martedì grasso è la festa che conclude la settimana dei sette giorni grassi di carnevale, durante la quale hanno luogo molte celebri sfilate. Precede il mercoledì delle ceneri che segna l’inizio della Quaresima.

In Europa, il fatto che l’usanza cristiana di astinenza durante la Quaresima sia meno praticata che nel passato ha fatto perdere al Carnevale il suo antico collegamento all’aspetto religioso. La tradizione voleva infatti che in questa giornata venissero consumati tutti i cibi più prelibati rimasti in casa, che durante la quaresima non potevano essere mangiati, come la carne.

Per il fatto che si consumavano cibi grassi, l’ultimo giorno di carnevale è detto in Italia Martedì grasso e in Francia Mardi gras.

Durante il Martedì grasso è usanza mascherarsi in vario modo e sfilare per le strade cittadine; ogni regione italiana ha le sue maschere tipiche.

Martedì grasso era l’ultimo giorno in cui si potevano gustare i tipici dolci di carnevale tra cui le chiacchiere, note anche come maraviglias, cenci, bugie, stracci, frappe, galani, sossole, cròstoli, fiocchetti e sfrappole nelle diverse regioni italiane.

In Germania (e in particolare nella valle del Reno), oltre che in quasi tutti i paesi scandinavi, il giorno più importante del Carnevale non è il martedì che precede il Mercoledì delle Ceneri, bensì il lunedì. È conosciuto come Rosenmontag (= lunedì delle rose) in Germania e Bolludagur o Semladag in Svezia dal nome del dolce tipico di questo giorno, il Semla.

La vida es un carnaval – youtube

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Il significato di “4 marzo 1943”, capolavoro di Lucio Dalla, censurato per Sanremo

A sette anni dalla morte del grandissimo cantautore italiano (1 marzo 2012) Lucio Dalla, voglio ricordarlo e celebrare la sua nascita (4 marzo 1943) con questa meravigliosa canzone che potrete ascolare cliccando sul link.

Una delle canzoni più amate di Lucio Dalla è “4 marzo 1943”, che in origine doveva chiamarsi “Gesubambino”, ma che per colpa della censura prese come titolo la data di nascita del cantante, e fu censurata per poter gareggiare al Festival di Sanremo.

Doveva chiamarsi “Gesubambino”, tutto attaccato, e invece a causa della censura che la colpì in più parti, una delle canzoni più amate del repertorio di Lucio Dalla prese il nome di “4 marzo 1943” lasciando alle parentesi, e comunque alla memoria storica, quello originale che non era adatto per essere portato a Sanremo, dove il cantante bolognese si sarebbe piazzato in terza posizione

Ma andiamo con ordine, perché dopo averlo ricordato, l’1 marzo – giorno in cui scomparve in un albergo di Losanna -, Lucio Dalla viene festeggiato ogni 4 marzo, giorno della sua nascita e di un titolo che gli è, giustamente, rimasto incollato addosso per una canzone che non era autobiografica e che ha avuto diverse modifiche, come ha spesso raccontato Paola Pallottino, che di quel pezzo fu coautrice.

il titolo originario “Gesubambino” “voleva essere un mio ideale risarcimento a Lucio per essere stato orfano dall’età di 7 anni. Doveva essere una canzone sull’assenza del padre, ma poi è diventata una canzone sull’assenza della madre. Lucio la cantò la prima volta dal vivo nel dicembre del ’70 al teatro Duse di Bologna. Piacque così tanto che i discografici della Rca decisero di portarla a Sanremo. Fu il suo primo grande successo, ma Lucio ne rimase anche un po’ prigioniero”.

Uno dei versi più controversi era quello che diceva: “E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino” che però diventò. come noto: “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”, in un cambiamento che non convinse l’amica così come non la convinse la partecipazione a Sanremo, ma la Storia avrebbe detto che in fondo le scelte del cantante erano state favorevoli.

La canzone ha dunque tre versioni, quella originale, quella censurata e quella che fu presentata nel tour di “Banana Repubblic” assieme a Francesco De Gregori. E proprio quest’ultimo ha voluto rendere nuovamente omaggio alla canzone, riproponendola nel suo ultimo album live “Sotto il vulcano”, mantenendosi, però, fedele alla versione censurata: “Preferisco questa, più dolce e connessa al senso di maternità che esprime la canzone. L’ho fatta solo quella sera, eravamo vicini alla casa di Lucio sull’Etna e me lo sono immaginato giovane, circondato da un’aura come in quel Festival di Sanremo del 1971. È stata una sensazione di gioia, non di dolore o rimpianto” ha dichiarato il cantautore.

La canzone, nella versione più nota, è introdotta da violino di Renzo Fontanella, che faceva parte del primo gruppo del cantante, ed è una delle caratteristiche di un brano che risultò, da subito, amatissimo anche all’estero, soprattutto nei paesi in lingua spagnola, grazie alle versioni di Maria Betania e Chico Buarque de Hollanda, ma a rifarla, quasi subito, fu anche Dalida.
Il testo di 4 marzo 1943

Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare
parlava un’altra lingua, però sapeva amare
e quel giorno lui prese a mia madre, sopra un bel prato
l’ora più dolce, prima d’essere ammazzato.
Così lei restò sola nella stanza, la stanza sul porto
con l’unico vestito, ogni giorno più corto
e benchè non sapesse il nome e neppure il paese
mi aspettò come un dono d’amore, fino dal primo mese.
Compiva sedici anni, quel giorno la mia mamma
le strofe di taverna, le cantò a ninna nanna
e stringendomi al petto che sapeva, sapeva di mare
giocava a far la donna, col bambino da fasciare.
E forse fu per gioco, e forse per amore
che mi volle chiamare, come Nostro Signore
della sua breve vita il ricordo, il ricordo più grosso
è tutto in questo nome, che io mi porto addosso
e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino
per la gente del porto io sono, Gesù Bambino
e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino
per la gente del porto io sono, Gesù Bambino

 

 

 

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Le origini del carnevale

Cartina-Italia-Maschere-Carnevale

Radici nel cemento – “Alla rovescia” – videoclip ufficiale*

Le origini del carnevale

Ciao a tutti….

Carnevale 2019 è arrivato, e così anche Giovedì grasso, che quest’anno cade il 28 febbraio (oggi!!!!).

Iniziano le feste, i giochi, i bambini escono il pomeriggio e vagano tra i parchi e le piazze tirando coriandoli e mostrando buffe e divertenti maschere.

Anche i più grandi si dilettano con qualche scherzo reciproco, o semplicemente organizzano passeggiate all’aperto, approfittando del sole e del caldo.

Una domanda comunque sorge spontanea in tutto questo tempo libero…

Per quale motivo si festeggia giovedì grasso, qual è la sua storia, e soprattutto perché è ‘grasso’?

Cominciamo la spiegazione con un’altra domanda…

Sapevate che la parola Carnevale deriva dal latino ‘carnem levare’ e significa ‘eliminare la carne’?

Il motivo per il quale il martedì e il giovedì grasso si chiamano così è quindi da ricercarsi nell’etimologia della parola ‘carnevale’.

Dal latino carnem+levare, ‘carnem’ stava a indicare banalmente la carne, come la intendiamo anche noi, mentre ‘levare’ è traducibile in italiano con ‘eliminare’. Messe insieme le due parole, otteniamo un “eliminare la carne”.

E infatti, il martedì è l’ultimo giorno in cui si può mangiare carne, prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.

Il Carnevale infatti si inserisce nella tradizione cattolica come momento di festa che precede la Quaresima, un periodo di digiuno e di astinenza in attesa della Pasqua dove soprattutto in passato si evitava di mangiare la carne.

I festeggiamenti maggiori avvengono il Giovedì grasso e il Martedì grasso, ossia l’ultimo giovedì e l’ultimo martedì prima dell’inizio della Quaresima.

In particolare il Martedì grasso è il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi, dato che la Quaresima nel rito romano inizia con il Mercoledì delle ceneri.

La storia del giovedì grasso, ultimo giovedì prima dell’inizio della Quaresima, ci riporta a Venezia. Secondo la tradizione in Piazza San Marco si usava festeggiare un’importante vittoria: quella della Serenissima.

Il carnevale è una festa che si celebra nei Paesi di tradizione cristiana e in particolare in quelli di rito cattolico; è una festa mobile. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare, l’elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l’uso del mascheramento.

Il Carnevale è famoso in Italia e nel mondo per la possibilità di mascherarsi per un giorno trasformandosi in un personaggio della tradizione, della storia, della fantasia, tratto dalla letteratura, da un film o da un telefilm ma anche che rappresenti una parodia di ciò che accade nella vita quotidiana.

Ogni città ha le proprie tradizioni per il Carnevale che possono riguardare l’organizzazione di sfilate, carri, feste in maschera, spettacoli musicali o di magia e non solo.

In passato il significato del Carnevale richiamava il ‘mondo alla rovescia* dove almeno per un breve periodo il valore delle gerarchie sociali veniva abbandonato e ci si lasciava andare allo scherzo; il Carnevale, infatti, dal punto di vista storico viene considerato come un periodo di festa e di rinnovamento.

Tenete conto che la storia del festeggiamento del Carnevale in Italia è molto antica, si parla, infatti, del Quattrocento e del Cinquecento come secoli per cui già si hanno delle testimonianze della festa del Carnevale in alcune città italiane. 

Nella sfera laica i festeggiamenti e le tradizioni per il Carnevale richiamano al divertimento e alla possibilità di vivere alcune giornate in allegria con:

  • Sfilate in maschera

  • Feste in maschera

  • Carri allegorici

  • Rappresentazioni teatrali

  • Spettacoli di magia

  • Spettacoli musicali

  • Feste di Carnevale per bambini

  • Coriandoli

  • Stelle filanti

  • Scherzi di Carnevale

Il Carnevale è spasso, divertimento e allegria, ma anche tradizione che ritroviamo nelle tante maschere che riescono a colorare e rallegrare l’atmosfera di questa festa così divertente.

L’Italia, in particolare, ha una grande ricchezza di personaggi regionali di Carnevale nate da diversi contesti: dal teatro dei burattini, dalla Commedia dell’arte, da tradizioni arcaiche, o create come simboli dei festeggiamenti carnevaleschi di varie città.

Le maschere, in generale, hanno il compito di scacciare le forze del male, l’inverno e di aprire la strada per l’arrivo della primavera: per questo motivo sono associate al Carnevale.

Origini delle maschere di Carnevale

Gran parte delle maschere di Carnevale italiane nascono con la Commedia dell’Arte, fenomeno teatrale che si sviluppa in Italia a partire dal 1500.

Una delle rappresentazioni più in voga era la “beffa del servo”, una sorta di rivincita concessa al servo umile che si riscatta nei confronti del suo padrone, allegoria del potente di turno.

Vediamo allora alcune delle maschere più importanti di tutte le regioni italiane per rispolverare un po’ la tradizione e conoscerle più da vicino.

Arlecchino, diventato famoso grazie a Carlo Goldoni ne “Il servitore di due padroni”. Originario di Bergamo bassa, è una delle maschere più antiche; ha un carattere stravagante, è un personaggio scapestrato e non è un gran lavoratore, ma fa ridere tutti con le sue battute. Il vestito di Arlecchino e’ costituito da un abito a toppe colorate e un berretto di feltro bianco. Sul volto porta una mezza maschera nera dai lineamenti demoniaci (la leggenda narra che il nome “Arlecchino” derivi dal demone Alichino citato da Dante nella Divina Commedia) con naso prominente e ispidi baffi. Alla cintura pende una spatola di legno detta “batocio”.

La variante al femminile è la servetta Colombina, maliziosa e vezzosa, civettuola con l’eterno spasimante Arlecchino. E’ conosciuta anche con il nome di Arlecchina, diventera’ poi l’elegante Marionette ne “La vedova scaltra” di Goldoni. Il vestito è semplice, a toppe colorate, in testa porta una cuffia bianca dello stesso colore del suo grembiule.

Pantalone e’ la maschera più conosciuta di Venezia. Impersona il vecchio mercante veneziano – scaltro negli affari, avaro e brontolone –  rappresenta l’anima commerciale della gloriosa città. La maschera e’ formata da una giubba rossa, brache corte con una cintura da cui pende una spada o una borsa piena di monete. Come copricapo ha un berretto di lana alla greca, ciabatte nere o babbucce turche con la punta all’insù. Sulle spalle, indossa un mantello nero foderato di rosso, sul volto e’ prevista la classica maschera nera col naso adunco, sopracciglia accentuate e una curiosa barbetta appuntita.

Altro servo e’ Pierrot, intelligente e sentimentale, volto pallido ed espressione triste, l’eterno innamorato non corrisposto con la lacrima che gli scende sulla guancia. Veste in sete bianca con larghi pantaloni e una lunga casacca guarnita di grossi bottoni neri, ampio colletto, papalina nera sul capo con pon-pon, lo stesso che porta anche sulle scarpette.

Da Venezia ci spostiamo verso sud, a Roma troviamo Rugantino, il fanfarone di quartiere che parla romanesco, è arrogante, da qui il suo nome che viene da “ruganza”, appunto arroganza. Veste da popolano con brache consunte al ginocchio, fascia intorno alla vita, camicia con casacca e fazzoletto al collo.

Scendiamo ancora e arriviamo a Napoli, dove incontriamo il servo Pulcinella. Il suo nome sembra derivi da “pulliciniello” ossia “pulcino” in dialetto napoletano. E’ il servo vivace, che canta e balla tutto il giorno, con una marcata gestualità tipica del sud. Indossa un camice bianco stretto in vita da una cintura, in testa un cappello allungato bianco e sul volto una maschera nera piena di rughe e il naso adunco. 

Brighella, il nome deriva dalla parola “briga”, cioè intrigo: questa maschera infatti è in grado di dirigere gli imbrogli che vengono compiuti in scena. Il personaggio ha origine dalla Bergamo alta. Porta una camicia e pantaloni bianchi. Il suo viso ha una espressione cinica, il naso adunco i baffetti ricurvi.

Gianduja, maschera piemontese con un vestito con giacca marrone, panciotto giallo, cappello a tre punte e parrucca col codino girato all’insù, sulla cui punta spicca un nastrino rosso. E’ un galantuomo allegro, coraggioso, che ama il buon vino e la buona tavola.

Scaramuccia, anche questa è una maschera napoletana, una sorta di  buffone che si diverte a far scherzi. Fa sempre a botte ma le prende anche! Porta pantaloni alla zuava con le calze lunghe, una giacca corta, un mantello, un basco nero in testa ed una maschera nera che gli copre il viso.

Dottor Balanzone è una maschera bolognese e rappresenta un dottore molto saccente e chiacchierone che in realtà è un pò lestofante. Indossa un abito nero e una lunga toga nera con in vita una grossa cintura alla quale porta appeso un fazzoletto bianco.

Meneghino, maschera milanese, simbolo della città che incarna la schiettezza e l’onestà: come tutti i milanesi, almeno così vuole la tradizione, è un gran lavoratore. Il suo costume è costituito da una lunga casacca verde orlata di rosso, un panciotto decorato a fiorami, calze a righe orizzontali bianche e rosse.

Capitan Spaventa, maschera nata in Liguria. Il suo nome intero è Capitan Rodomonte Spaventa di Val d’Inferno ed è uno spadaccino che preferisce ferire con le parole piuttosto che con la spada. Il suo abito è colorato a strisce gialle e arancioni e ha un grosso cappello piumato, ricchi stivali ed un’enorme spada da moschettiere.

Beppe Nappa, è una maschera nata in Calabria, spensierata e felice, che adora cantare e ballare, combinando a volte qualche guaio. Ha un lungo naso, è molto buffo, indossa un abito bianco con maniche lunghissime, un paio di scarpe con sopra delle palline colorate e ha in testa un cappello nero.

Stenterello, è una maschera della Toscana, astuta, ottimista e saggia. Indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri; ha un panciotto puntinato verde pisello, dei pantaloncini scuri e corti; una calza rossa e una a strisce bianco-azzurro e le scarpe nere. Porta in testa un cappello nero a barchetta e una parrucca col codino.

E da voi come si festeggia???