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L’armistizio dell’8 settembre 1943

 

Settantasei anni fa il generale Badoglio proclamava la resa dell’Italia verso le potenze Alleate. Da quel giorno si aprì una nuova fase di guerra civile combattuta in un Paese spaccato a metà.

 

L’8 settembre del 1943 il Regno d’Italia si arrendeva agli Alleati, ma la Seconda Guerra Mondiale era ancora lontana dalla sua tragica conclusione. Da quel giorno infatti il Paese si spaccò in due: il Regno del Sud, presidiato dalle forze americane ed inglesi e la neonata Repubblica di Salò a Nord, dove però le forze fasciste erano ormai una pedina nelle mani della Germania nazista.

I FATTI

Dopo la caduta del fascismo avvenuta il 25 luglio 1943 e l’arresto di Benito Mussolini, ormai ex-capo assoluto del Governo, l’Italia era ormai un Paese in rovina e già invaso dalle truppe americane che erano sbarcate in Sicilia.

Il nuovo Governo che si era venuto a formare, presieduto dal generale Pietro Badoglio, si trovò dunque a dover fronteggiare una situazione molto complicata: con gli Alleati già in avanzata da Sud e un esercito allo sbando, la resa sembrava l’unica strada percorribile.

Dopo settimane di trattative e di contatti con le forze americane guidate dal generale Eisenhower, il 3 settembre 1943 l’Italia firmò quindi a Cassabile (vicino a Siracusa) l’armistizio che avrebbe dovuto porre fine alla guerra.

Tale armistizio però venne diffuso da Badoglio (il famoso “Proclama Badoglio”) solo l’8 settembre e quindi è in tale data che la resa divenne ufficiale.

LE CONSEGUENZE

Con il trattato dell’8 settembre l’Italia sarebbe dovuta uscire dalla Seconda Guerra Mondiale, ma in realtà proprio da quella data si aprì una seconda fase del conflitto ancora più tragica e dolorosa della precedente.

Subito dopo la proclamazione dell’armistizio, il Re Vittorio Emanuele III fuggì a Brindisi per allontanarsi da Roma e dalle truppe tedesche, lasciando il Paese stordito e senza guida. In pochi infatti si aspettavano una simile resa e persino l’esercito, che in molte zone di guerra era ancora al fianco della Wermacht (le forze armate tedesche), rimase interdetto e senza chiare direttive sul da farsi.

I TEDESCHI ERANO NEMICI O NO?

In questa situazione caotica le truppe naziste non stettero a guardare e in pochi giorni occuparono i centri strategici dell’Italia centrale e settentrionale, trasformando l’Italia in un nuovo fronte bellico.

Pochi giorni dopo il proclama Badoglio poi, il 12 settembre 1943 una squadra di paracadutisti tedeschi liberò Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso.

Mussolini e poté quindi scappare a Nord e fondare la Repubblica Sociale di Salò, un nuovo stato fascista che comprendeva il Nord e Centro Italia. Di fatto però il Duce baldanzoso e autoritario non esisteva più: la Repubblica di Salò era uno stato-fantoccio nelle mani di Hitler e degli occupanti tedeschi.

Dal 1943 iniziò quindi una guerra civile tra due Italie divise: quella fedele al Fascio (e ai tedeschi) e quella decisa a liberare il Paese insieme agli Alleati.

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Ferragosto in Italia…e nel mondo

ferragosto

Il giorno 15 agosto cade una tradizionale festività italiana, di origine antichissima, denominata Ferragosto

Il nome della festa di Ferragosto deriva dal latino feriae Augustiriposo di Augusto – in onore di Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, da cui prende il nome il mese di agosto.

Era un periodo di riposo e di festeggiamenti, istituito dall’imperatore stesso nel 18 a.C., che aveva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso che, nella religione romana, era il dio della terra e della fertilità.

In tutto l’Impero si organizzavano feste e corse di cavalli, e gli animali da tiro, esentati dai lavori nei campi, venivano adornati di fiori. Inoltre, era usanza che, in questi giorni, i contadini facessero gli auguri ai proprietari dei terreni, ricevendo in cambio una mancia.

Anticamente, come festa pagana, era celebrata il 1° agosto. Ma i giorni di riposo (e di festa) erano in effetti molti di più: anche tutto il mese, con il giorno 13, in particolare, dedicato alla dea Diana.


Da festa pagana a festa cattolica.

La ricorrenza fu assimilata dalla Chiesa cattolica: intorno al VII secolo, si iniziò a celebrare l’Assunzione di Maria, festività che fu fissata il 15 agosto. Il dogma dell’Assunzione (riconosciuto come tale solo nel 1950) stabilisce che la Vergine Maria sia stata assunta, cioè accolta, in cielo sia con l’anima sia con il corpo.

Il ferragosto nel mondo

Pur essendo una festa tipicamente italiana, ha acquisito ormai una certa valenza internazionale. Si festeggia infatti in diverse località europee ma non è raro celebrare il ferragosto anche in qualche lontano villaggio turistico nel sud est asiatico.

Al giorno d’oggi, sono molte le località balneari sparse nel mondo che celebrano il ferragosto, soprattutto se molto frequentate da Italiani ma, in generale, il ferragosto si festeggia con modalità diverse.

In Europa

In diversi paesi europei il Ferragosto è un giorno di festa riconosciuto dallo stato, come per esempio avviene in Francia o in Spagna, ma le celebrazioni possono variare di stato in stato. Di seguito riportiamo alcune tra le celebrazioni più significative.

In Spagna

La Spagna è un paese dove la tradizione cattolica è molto forte, pertanto il Ferragosto è una festa religiosa molto importante. In generale, in tutto il paese assisterete ai tradizionali fuochi d’artificio e alle processioni, mentre nelle città più grandi e più frequentate dai turisti, potrete assistere anche a vere e proprie sfilate in abiti tradizionali.

Una delle celebrazioni più importanti del giorno di Ferragosto avviene ad Elche, vicino Alicante, dove l’Assunzione in cielo della Vergine Maria viene rappresentata con “I Misteri di Elx”.

Anche a Siviglia il Ferragosto è molto sentito. Il 15 agosto viene organizzata un’importante processione anche per rievocare l’apparizione in sogno della Vergine de los Reyes proprio a Siviglia. Sono in molti ogni anno i turisti, spagnoli e non, che accorrono qui per assistere alla processione.

In Inghilterra

In Inghilterra non si festeggia il Ferragosto, che è di fatto un normale giorno di lavoro. L’ultimo fine settimana di agosto però è considerato festivo o, come dicono in Inghilterra, è una “Bank Holidays”, pertanto non si va al lavoro.

Irlanda

In Irlanda si festeggia il Ferragosto anche se l’Assunzione viene chiamata anche con il nome gaelico “Féile Mhuire ‘sa bhFomhar”. Secondo un’antica tradizione popolare, fare il bagno a mare a Ferragosto, nonostante le temperature non proprio miti, aiuta stare bene tutto l’anno.

In Svizzera

In Svizzera i festeggiamenti del Ferragosto dipendono dal cantone e dalla presenza o meno della comunità italiana.

In Sud America

Se trascorrerete il Ferragosto in Sud America, in alcuni paesi, incontrerete i festeggiamenti per l’Assunzione. I paesi che in genere celebrano il Ferragosto sono il Costa Rica, la Colombia e il Cile, mentre invece non si festeggia in Brasile, in Argentina e in Perù.

Ovviamente anche qui dipende dalla presenza della comunità italiana che difficilmente rinuncia a festeggiare questo giorno.

India

Per quanto riguarda l’India bisogna fare attenzione a non far confusione. Qui infatti si celebra il 15 di agosto, non per via dell’Assunzione, ma perché è il “Giorno dell’indipendenza”.

L’India infatti ottenne ufficialmente l’indipendenza il 15 agosto del 1947.

Canada

In Canada il 15 agosto è un giorno di festa, si celebra, in un certo senso, la Vergine Maria, ma non l’Assunzione o il classico Ferragosto.

In Canada il 15 agosto si Celebra l’Acadian Day, per ricordare l’Acadia, la prima colonia francese. La Vergine Maria invece viene celebrata in quanto è presente nella bandiera della regione dell’Acadia, che la simboleggia con una stella.

Cina

In Cina non si festeggia il Ferragosto ma può succedere che il 15 agosto coincida con la “Festa del doppio sette”, una sorta di “San Valentino Cinese”.

Stati Uniti

Il giorno di ferragosto a New York, come nel resto degli Stati Uniti non si festeggia, anche se non è da escludere che qualche comunità italiana non decida di festeggiare per conto proprio.

Il lato positivo però è che, non essendo un giorno di festa, troverete i negozi aperti.

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Il significato di “4 marzo 1943”, capolavoro di Lucio Dalla, censurato per Sanremo

A sette anni dalla morte del grandissimo cantautore italiano (1 marzo 2012) Lucio Dalla, voglio ricordarlo e celebrare la sua nascita (4 marzo 1943) con questa meravigliosa canzone che potrete ascolare cliccando sul link.

Una delle canzoni più amate di Lucio Dalla è “4 marzo 1943”, che in origine doveva chiamarsi “Gesubambino”, ma che per colpa della censura prese come titolo la data di nascita del cantante, e fu censurata per poter gareggiare al Festival di Sanremo.

Doveva chiamarsi “Gesubambino”, tutto attaccato, e invece a causa della censura che la colpì in più parti, una delle canzoni più amate del repertorio di Lucio Dalla prese il nome di “4 marzo 1943” lasciando alle parentesi, e comunque alla memoria storica, quello originale che non era adatto per essere portato a Sanremo, dove il cantante bolognese si sarebbe piazzato in terza posizione

Ma andiamo con ordine, perché dopo averlo ricordato, l’1 marzo – giorno in cui scomparve in un albergo di Losanna -, Lucio Dalla viene festeggiato ogni 4 marzo, giorno della sua nascita e di un titolo che gli è, giustamente, rimasto incollato addosso per una canzone che non era autobiografica e che ha avuto diverse modifiche, come ha spesso raccontato Paola Pallottino, che di quel pezzo fu coautrice.

il titolo originario “Gesubambino” “voleva essere un mio ideale risarcimento a Lucio per essere stato orfano dall’età di 7 anni. Doveva essere una canzone sull’assenza del padre, ma poi è diventata una canzone sull’assenza della madre. Lucio la cantò la prima volta dal vivo nel dicembre del ’70 al teatro Duse di Bologna. Piacque così tanto che i discografici della Rca decisero di portarla a Sanremo. Fu il suo primo grande successo, ma Lucio ne rimase anche un po’ prigioniero”.

Uno dei versi più controversi era quello che diceva: “E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino” che però diventò. come noto: “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”, in un cambiamento che non convinse l’amica così come non la convinse la partecipazione a Sanremo, ma la Storia avrebbe detto che in fondo le scelte del cantante erano state favorevoli.

La canzone ha dunque tre versioni, quella originale, quella censurata e quella che fu presentata nel tour di “Banana Repubblic” assieme a Francesco De Gregori. E proprio quest’ultimo ha voluto rendere nuovamente omaggio alla canzone, riproponendola nel suo ultimo album live “Sotto il vulcano”, mantenendosi, però, fedele alla versione censurata: “Preferisco questa, più dolce e connessa al senso di maternità che esprime la canzone. L’ho fatta solo quella sera, eravamo vicini alla casa di Lucio sull’Etna e me lo sono immaginato giovane, circondato da un’aura come in quel Festival di Sanremo del 1971. È stata una sensazione di gioia, non di dolore o rimpianto” ha dichiarato il cantautore.

La canzone, nella versione più nota, è introdotta da violino di Renzo Fontanella, che faceva parte del primo gruppo del cantante, ed è una delle caratteristiche di un brano che risultò, da subito, amatissimo anche all’estero, soprattutto nei paesi in lingua spagnola, grazie alle versioni di Maria Betania e Chico Buarque de Hollanda, ma a rifarla, quasi subito, fu anche Dalida.
Il testo di 4 marzo 1943

Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare
parlava un’altra lingua, però sapeva amare
e quel giorno lui prese a mia madre, sopra un bel prato
l’ora più dolce, prima d’essere ammazzato.
Così lei restò sola nella stanza, la stanza sul porto
con l’unico vestito, ogni giorno più corto
e benchè non sapesse il nome e neppure il paese
mi aspettò come un dono d’amore, fino dal primo mese.
Compiva sedici anni, quel giorno la mia mamma
le strofe di taverna, le cantò a ninna nanna
e stringendomi al petto che sapeva, sapeva di mare
giocava a far la donna, col bambino da fasciare.
E forse fu per gioco, e forse per amore
che mi volle chiamare, come Nostro Signore
della sua breve vita il ricordo, il ricordo più grosso
è tutto in questo nome, che io mi porto addosso
e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino
per la gente del porto io sono, Gesù Bambino
e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino
per la gente del porto io sono, Gesù Bambino

 

 

 

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27 gennaio giorno della “memoria”

Mi sa che soffriamo un po’ tutti di amnesia o memoria corta

Uno sguardo al presente per non dimenticare

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Un giorno nato per ricordare le vittime dell’Olocausto e, soprattutto, per interrogarsi sul perché della Shoah e della discriminazione dell’uomo contro altri uomini. Ecco cosa dovete conoscere per capire.

Anche quest’anno, 27 gennaio 2019 si celebra il Giornata della Memoria. È  una ricorrenza importante: ogni anno, nel mondo, in questo giorno vengono ricordati 15 milioni di vittime dell’Olocausto (leggi sotto) rinchiusi e uccisi nei campi di sterminio nazisti prima e durante la Seconda Guerra mondiale. Sei milioni di morti,  durante l’Olocausto,  appartenevano al popolo ebreo: il loro genocidio viene chiamato Shoah.

Vengono chiamati genocidio gli atti commessi dall’uomo con l’intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

L’Olocausto e la Shoah sono stati genocidio con metodi scientifici, messo in atto da parte della Germania nazista fino al 27 gennaio 1945, quando i carri armati dell’esercito sovietico sfondano i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Da quel giorno, questo campo è diventato il luogo simbolo della discriminazione e delle sofferenze di chi è stato internato solo perché ebreo o zingaro o omosessuale o anche, semplicemente, perché si trattava di una persona con idee politiche diverse da quelle di chi era al potere.

Ricordare le vittime di quegli anni lontani può sembrare qualcosa che non vi tocca direttamente, in realtà non è così.

Il perché della Giornata della Memoria

La Giornata della Memoria non serve  solo a commemorare quei milioni di  persone uccise crudelmente e senza nessuna pietà ormai quasi 80 anni fa. Serve a ricordare che ogni giorno esistono tante piccole discriminazioni verso chi ci sembra diverso da noi. Spesso noi stessi ne siamo gli autori, senza rendercene conto. La Giornata della Memoria ci ricorda che verso queste discriminazioni non alziamo abbastanza la voce e che spesso, per comodità e opportunismo, ci nascondiamo  in quella che gli storici chiamano la zona grigia. Si tratta di una zona della mente e del nostro comportamento, a metà tra il bianco e il nero, tra l’innocenza e la colpevolezza.

In questa zona ad avere la meglio, alla fine, è l’indifferenza per chi viene isolato e non accettato.  Per evitare che una tragedia come quella dell’Olocausto si ripeta occorre ricordare e soprattutto capire. Uno strumento importante per farlo è quello di ascoltare la viva voce dei testimoni e di chi è stato direttamente coinvolto negli avvenimenti. Per questo esiste un canale della Rai  dedicato alle testimonianze dei sopravvissuti ai campi di concentramento.

Chiudiamo questo articolo con il racconto che Liliana Segre (sopravvissuta al lager di Auschwitz e il 18 gennaio scorso nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella), ha fatto ai ragazzi il 27 Gennaio del 2012 al conservatorio di Milano. Questa donna è una dei 776  bambini italiani più piccoli dei 14 anni che furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Oltre a lei, solo altri 24 bambini tornarono a casa vivi, alla fine della Seconda Guerra mondiale.

Tratto da: https://www.focusjunior.it/scuola/storia/giorno-della-memoria-risorse-per-capire-cosa-sono-stati-la-shoah-e-l-olocausto/